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La Via della Lana

O “Via degli Abruzzi”, perché era così che veniva definita nel XV secolo la via che univa Firenze a Napoli in questo itinerario della filiera della pecora.

La transumanza ha particolare impulso con i Normanni che agevolarono i collegamenti viari di lunga percorrenza ed incrementarono gli scambi commerciali anche attraverso lo spostamento a Napoli della capitale del Regno delle due Sicilie.

Firenze era la porta commerciale verso l’Europa ed i Medici nel XIII secolo iniziarono la colonizzazione dei borghi esistenti sulla rete tratturale che dalle montagne abruzzesi arrivavano fino in Puglia e Basilicata.

Parallelamente all’incremento dei commerci, su queste direttrici nasceva e si consolidava un sistema fieristico che in Abruzzo vide le città di Capestrano, Castel di Sangro, Atri e Lanciano assumere una rilevanza crescente.

Sulle medesime direttrici fioriva il commercio dello zafferano e di tutti i prodotti d’eccellenza che il territorio esprimeva.

Il filo di lana che univa l’Abruzzo, il Molise e la Puglia era costituito da decine e decine di tratturelli e bracci che confluivano nei grandi Regi Tratturi. Questi innervavano tutte le regioni del Regno di Napoli ed anche la Valle Peligna, connettendo i centri con i pascoli: il Tratturo Ateleta – Biferno, il Tratturo Celano – Foggia all’altezza di Rivisondoli ed il Tratturo Centurelle – Montesecco all’altezza di Atessa.

Nell’area che va dalla valle Peligna a Rivisondoli, trova terreno fertile un’eccellente lavorazione e trasformazione della lana, favorita dall’abbondanza delle acque, forza motrice per le “gualchiere” (famose quelle di Taranta Peligna, Fara San Martino e Pettorano sul Gizio) ed elemento fondamentale per la tintura naturale dei filati.

Sempre a sud-est della Maiella, importantissima era la produzione dei “fusari” di Pretoro.

L’importanza della pastorizia e della “filiera della pecora” influenza la storia, l’architettura ed il paesaggio dei territori interessati, rappresentando il maggior sostegno all’economia rurale e, conseguentemente, al Re di Napoli.

Si consideri infatti che alla “Dogana della Mena di Foggia” si arrivò a censire oltre 7 milioni di capi ovini: la prima e più importante voce nel bilancio del Regno delle due Sicilie.

Inevitabilmente questo fenomeno ha rappresentato la maggiore peculiarità della cultura e dell’identità d’Abruzzo, influenzando anche del culto dei santi; San Michele Arcangelo è il santo protettore delle greggi e dei pastori, su tutta la rete tratturale esistono numerosissimi santuari e grotte dedicati al suo culto. Così come San Biagio, protettore dei lanieri, venerato a Taranta Peligna, che la tradizione vuole martirizzato con uno strumento per la cardatura della lana.

Due, tra le decine di realtà abruzzesi, eccellono nel tempo per qualità e continuità nella produzione tessile: Pescocostanzo per la produzione di tappeti, e Taranta Peligna per la produzione di coperte, mantelle ed affini, ma anche di tessuti in seta e fibre vegetali.

A Taranta Peligna vengono attribuite le origini della “Coperta Tradizionale Abruzzese”, ma troviamo discrete produzioni nel teramano e nell’aquilano.

Nel 1870 a Taranta Peligna Vincenzo Merlino fonda l’omonimo lanificio innescando la trasformazione della produzione tessile abruzzese da tradizionale ad industriale, grazie all’avvento del telaio Jacquard.

Oggi la Coperta Tradizionale Abruzzese Merlino, presenta vivaci ed audaci accostamenti timbrici, una simbologia sacra, popolare con puttini e cupidi, un intreccio Mediterraneo: la coperta abruzzese racchiude tutto questo, è l’evoluzione della cultura araba giunta nelle aree montane della Valle dell’Aventino attraverso schiave Mediorientali.

A Pescocostanzo esistono tappeti di chiara influenza orientale, manufatti di grande e raro pregio.

Alle industrie Merlino i Borboni affidarono la produzione di divise militari, sarchiame dei vascelli, coperte, ma si producevano anche le cappe dei pastori.

Il tessuto era chiamato Taranta in onore del paese: un panno resistentissimo, reso impermeabile dalla lanolina e che veniva follato, infeltrito e cotto.

Nella valle dell’Aventino la produzione fiorente fece da traino dell’economia regionale.

Dal mare gli influssi del porto di Ortona e le fiere di Lanciano, aprivano le porte d’Oriente. Poi cerano i boschi e i grandi possedimenti della famiglia fiorentina dei Medici, le acque dell’Aventino che ha proprietà singolari perché dolcissime e capaci di detergere la lanolina.

Alla base della fiorente filiera troviamo le Merinos: pecore calibrate per immergersi e riemergere dalle acque del fiume senza annegare.

Queste, venivano fatte passare all’altezza del paese di Pizzoferrato lungo un percorso che prevedeva un salto nell’acqua del fiume, in modo che la lana si lavasse naturalmente.

Tutto il ciclo di lavorazione era fatto da macchine che sfruttavano l’energia del fiume come le antiche gualchiere.

La coperta abruzzese si differenziava dalle altre coperte per i disegni geometrici, i colori e gli accostamenti arditi: turchese, verde, arancio, marrone, bianco, rosso, nero, la fattura araba e soprattutto il soggetto sacro: l’angelo.

Rare e antiche coperte a sfondo sacro riportano raffigurazioni di angeli che arrivavano a misurare oltre 1 metro di altezza.

Merlino diede un grande impulso all’industrializzazione della produzione tessile abruzzese introducendo il telaio Jacquard (dal nome dell’omonimo inventore francese), un macchinario che permette la movimentazione automatica dei singoli fili di ordito, nei suoi stabilimenti.

A vederli in azione appaiono come macchine fantastiche, grandi e dal rumore assordante che pulsano ritmicamente, capaci di intrecciare migliaia di fili: in un telaio Jacquard ci sono 1320 arpini (aghi) verticali e 3600 fili, 1800 per lato che lavorano a specchio materializzando sotto i nostri occhi disegni arabeschi, drappeggiati su un tessuto che finalmente appare compatto.

Il fascino del tessile è sempre grande: la sua evoluzione è incessante, dai cartoni perforati utili alla creazione dei disegni si è passato a moderni sistemi computerizzati, ma è un settore delicato della nostra economia che necessita di sostegno e di attenzione.

Antonio Corrado

abruzzoavventure.it