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L’orgogliosa coperta di Taranta

Ho cominciato la mia ricerca sulla tradizione laniera Abruzzese col desiderio di dare nuova vita a questo prezioso materiale ed il giusto riconoscimento a chi lo produce e lo trasforma. In questo mio percorso ho avuto la fortuna di imbattermi quasi subito nella coperta di Taranta.

Ne sono rimasta rapita perché questa è una coperta che profuma di tradizione e di cose “fatte per bene”, di quel saper fare tutto Italiano a cui dovremmo aggrapparci con le unghie e con i denti, che dovremmo difendere e che invece stiamo lentamente lasciando andare, senza neppure rendercene conto.

Molti me ne hanno parlato come un prodotto d’altri tempi, qualcosa da relegare ai corredi nuziali delle nonne e a me è dispiaciuto non essere Abruzzese, perché non so cosa avrei dato per trovarne una nel mio di corredo, e continuare a tramandarla di generazione in generazione come sarebbe normale fare con un Patek Philippe o una Birkin.

A qualcuno potrà sembrare un paragone azzardato ma credo che nel 2020 la storia, la tradizione e il saper fare siano ciò che definisce un oggetto di lusso, se poi questo oggetto può vantare di essere italiano fin dalla pecora da cui si ottiene la lana allora parliamo di un autentico gioiello.

In un tempo in cui ci siamo resi conto che forse la globalizzazione non è l’Eldorado che pensavamo, la Coperta Abruzzese diventa il racconto di un territorio fiero che sceglie di rimanere fedele a sé stesso, a partire dagli allevatori che mantengono viva una tradizione secolare e difendono la biodiversità di queste montagne, ai lanifici ultimo baluardo di quella che fu la fiorente industria che fornì i reali come il popolo.

Personalmente non ho avuto dubbi dal primo momento, questa è una storia che va raccontata a chiunque voglia ascoltarla non solo in Abruzzo o in Italia ma nel Mondo. E sono fiduciosa, anzi sono sicura che oggi più che mai le persone saranno entusiaste di ascoltare questa storia e toccare con mano la qualità e la bellezza che il nostro territorio è ancora in grado di produrre. Perché io lo sono.

Sono una progettista e nella Coperta Abruzzese vedo un punto di partenza che può avere infinite future evoluzioni in termini di tessuto e di prodotto, a patto che mantenga salda la propria identità e rimanga radicata sul territorio.

Per portare le coperte di Taranta nel futuro ciò che va tenuto bene a mente è che non stiamo proponendo un prodotto di lusso per scaldarsi d’inverno ma una storia di cui noi come esseri umani vogliamo fare parte, una tradizione che vogliamo sostenere, un racconto che vogliamo condividere con amici e famiglie, un acquisto di cui essere fieri.

Benedetta Morucci

Product & Industrial Designer