Skip links

news

UNA COPERTA, MILLE SUGGESTIONI

UNA COPERTA, MILLE SUGGESTIONI

Quando si parla della coperta di Taranta, o più semplicemente della “Taranta”, ci si riferisce ormai a qualcosa che non è azzardato definire come universalmente riconosciuto, un simbolo dell’Abruzzo.Al pari di altri oggetti simbolo, ad esempio la Presentosa , la “Taranta” smuove immediatamente il nostro immaginario, catapultandoci nel fascino della tradizione, in qualcosa che noi abruzzesi sentiamo che ci appartiene, qualcosa in cui con commozione e allegrezza ci riconosciamo. In lei, nei suoi disegni che sanno di terre lontane e nei suoi colori che originariamente nascevano da piante e fiori della Maiella, nel suo essere tessuto reversibile e quindi improvvisamente e quasi imprevedibilmente due coperte, nel suo essere “coltre” pesante e spessa, di lana cardata con i cardi di montagna, rivediamo i lunghi inverni dei nostri avi, o anche di noi bambini, in una stanza, la camera, che bastava lei a riempirla. Con le sue lunghe frange annodate da mani sapienti e veloci.E’ la coperta che tutti abbiamo avuto e che abbiamo, che tutti conosciamo, che tutti amiamo. La “Taranta” è la coperta che ha attraversato il tempo, forse la più antica tra quante se ne producevano nei numerosi centri di eccellenza manifatturiera disseminati in quella valle e nelle zone circostanti. E’ quella che, grazie anche alla tenacia di una famiglia e dei loro discendenti, ha saputo tramandarsi, che ha saputo onorare i cambiamenti, le evoluzioni, il trasformarsi dei gusti e delle mode, ogni volta reinventandosi, ogni volta restando se stessa. Con tutto il suo bagaglio di storia e di affettività, di tecnologia e di antichi ricordi, in poche parole con il suo stile. Perchè mai allora questa grande tradizione dovrebbe interrompersi?Quale può essere il “modus operandi” migliore per garantirgli, ancora una volta, la sopravvivenza, o meglio, una nuova esistenza, vera e autenticamente abruzzese? La risposta potrebbe sembrare semplice e scontata. Ma non lo è. Ed è quella di non regalare all’oblio del tempo quelle stesse conoscenze e quei saperi che fecero della valle dell’Aventino una vera e propria fucina produttiva, luoghi che sanno di gualchiere medievali, di vasche tintorie, di opifici e monaci operosi, di intere famiglie di tessitori, dove il lungo ciclo della lana, sapientemente lavorata, creava fervore lavorativo e traffici commerciali. Luoghi dove il silenzio della montagna era armonicamente interrotto dal lavorio dei telai a licci e dei telai jacquard della “Taranta”, delle loro casse battenti che accostavano trame, le più antiche, di spole che attraversavano orditi e che attendono nuove mani, pronte ad imparare, produrre a tramandare. Alla luce di tutto questo si rende quindi necessaria la doppia azione di recupero delle abilità storiche e moderne, il know-ow, e la conseguente formazione professionale di personale specializzato che sia in grado di far funzionare i telai jacquard e a licci. Queste azioni presuppongono a loro volta la possibilità, per i diretti interessati, di soggiornare a Taranta il tempo necessario e per fare ricerca e per imparare, direttamente dall’ultimo erede di questa tradizione, le modalità di allestimento dei telai e di produzione, come anche le modalità di gestione dell’impresa. Intorno al ripristino della produzione della “coperta abruzzese”, inevitabilmente, si attiverebbe anche un indotto rivolto al turismo, rivolto cioè a chi volesse “semplicemente” fare un’esperienza nel mondo della tessitura in un luogo storicamente vocato a questo, ricco di spunti e suggestioni. Oppure rivolto a quanti volessero imparare la tessitura per motivi personali e/o di lavoro. In poche parole, si potrebbe attivare una vera e propria scuola di artigianato tessile legato alle tradizioni del posto e che comprenda l’intero ciclo di lavorazione della lana. Il riappropriarsi delle conoscenze di base e avanzate dei sistemi tradizionali della lavorazione della lana, della tessitura, della tintura naturale, e del saper fare impresa costituirebbe anche una grande possibilità di restituire a quei luoghi la capacità di accogliere comunità operose e stanziali, di rianimare borghi altrimenti destinati all’isolamento e allo svuotamento o, peggio, a diventare dormitori estivi. Valeria BelliFiliForme tessitura –

L’orgogliosa coperta di Taranta

L’orgogliosa coperta di Taranta

Ho cominciato la mia ricerca sulla tradizione laniera Abruzzese col desiderio di dare nuova vita a questo prezioso materiale ed il giusto riconoscimento a chi lo produce e lo trasforma. In questo mio percorso ho avuto la fortuna di imbattermi quasi subito nella coperta di Taranta. Ne sono rimasta rapita perché questa è una coperta che profuma di tradizione e di cose “fatte per bene”, di quel saper fare tutto Italiano a cui dovremmo aggrapparci con le unghie e con i denti, che dovremmo difendere e che invece stiamo lentamente lasciando andare, senza neppure rendercene conto. Molti me ne hanno parlato come un prodotto d’altri tempi, qualcosa da relegare ai corredi nuziali delle nonne e a me è dispiaciuto non essere Abruzzese, perché non so cosa avrei dato per trovarne una nel mio di corredo, e continuare a tramandarla di generazione in generazione come sarebbe normale fare con un Patek Philippe o una Birkin. A qualcuno potrà sembrare un paragone azzardato ma credo che nel 2020 la storia, la tradizione e il saper fare siano ciò che definisce un oggetto di lusso, se poi questo oggetto può vantare di essere italiano fin dalla pecora da cui si ottiene la lana allora parliamo di un autentico gioiello. In un tempo in cui ci siamo resi conto che forse la globalizzazione non è l’Eldorado che pensavamo, la Coperta Abruzzese diventa il racconto di un territorio fiero che sceglie di rimanere fedele a sé stesso, a partire dagli allevatori che mantengono viva una tradizione secolare e difendono la biodiversità di queste montagne, ai lanifici ultimo baluardo di quella che fu la fiorente industria che fornì i reali come il popolo. Personalmente non ho avuto dubbi dal primo momento, questa è una storia che va raccontata a chiunque voglia ascoltarla non solo in Abruzzo o in Italia ma nel Mondo. E sono fiduciosa, anzi sono sicura che oggi più che mai le persone saranno entusiaste di ascoltare questa storia e toccare con mano la qualità e la bellezza che il nostro territorio è ancora in grado di produrre. Perché io lo sono. Sono una progettista e nella Coperta Abruzzese vedo un punto di partenza che può avere infinite future evoluzioni in termini di tessuto e di prodotto, a patto che mantenga salda la propria identità e rimanga radicata sul territorio. Per portare le coperte di Taranta nel futuro ciò che va tenuto bene a mente è che non stiamo proponendo un prodotto di lusso per scaldarsi d’inverno ma una storia di cui noi come esseri umani vogliamo fare parte, una tradizione che vogliamo sostenere, un racconto che vogliamo condividere con amici e famiglie, un acquisto di cui essere fieri. Benedetta Morucci Product & Industrial

Dicono di noi

Dicono di noi

Il programma, dal titolo “Il fiume racconta”, è stato realizzato in tre location: a Fara San Martino, all’interno del museo dedicato alla attività legate alla storia del fiume Verde; nello storico lanificio Merlino di Taranta Peligna, che esporta nel mondo la tipica coperta abruzzese… Many people have slept under a taranta whilst in Abruzzo and others under these brightly patterned blankets at their grandparents, who took them with them upon emigrating so many moons ago. Their stunning patterns and colours brought familiar warmth to so many when far away from home, generation after generation. “Qualche giorno fa, navigando in internet alla ricerca di informazioni sull’artigianato d’Abruzzo, mi sono imbattuta in un articolo in cui si raccontava che anche l’ultimo lanificio di coperte abruzzesi, il Lanificio Vincenzo Merlino, stava per chiudere. La notizia mi ha creato un vero turbamento perchè da sempre sono molto legata a questa regione, in cui è nato mio padre, e il suo artigianato così ricco e vario è sempre stato molto presente in casa mia. TARANTA PELIGNA – È uno degli ultimi lanifici d’Italia e d’Abruzzo, testimonianza di un artigianato tessile di qualità che ha radici antiche risalenti addirittura all’epoca della dinastia borbonica. Siamo a Taranta Peligna, il suggestivo borgo nella valle dell’Aventino, Quella di mettere coperte di lana nel corredo nuziale è un’antica tradizione abruzzese che rischia di scomparire. In provincia di Chieti, a Taranta Peligna, è rimasto l’ultimo lanificio che le produce. Le ultime coperte abruzzesi alle pendici della MajellaLo storico lanificio Merlino di Taranta Peligna è una delle ultime fabbriche in Italia dove si producono pregiate coperte di lana… Tutto è nato così: la pagina Facebook L’Abruzzese fuori sede , seguita da quasi 100mila followers, ha postato questo messaggio. La coperta abruzzese rischia di estinguersi. La storia del lanificio Merlino, uno dei pochi rimasti in Abruzzo Video Rai tre – Settimanale d’Abruzzo Taranta Peligna è un piccolo paese del chietino… Casa museo G. De Chirico Piccola storiella della coperta abruzzese… “Vincenzo Merlino , uno degli ultimi lanifici d’Abruzzo, datato 1870… Le coperte abruzzesi: le tarante Sintes Illogica – Architettura moda design Viideo Rai – Rubrica Settegiorni Video “coperte in frangia” Lana d’Abruzzo Vincenzo Merlino, uno degli ultimi lanifici d’Abruzzo TARANTA “IN FRANGIAhttp://www.abruzzolive.tv/VIDEO._L_ex_lanificio__Merlino__raccontato_dalle_foto_di_Giuseppe_Di_Padova-_-_s_8066.html  VIDEO. L’ex lanificio ‘Merlino’ raccontato dalle foto di Giuseppe Di Padova La via della lana: Taranta Peligna Antiche coperte a San Baglio La Monarchia sociale dei